Volontario anche tu

Alcune idee per trovare nuovi benefattori e nuovi “missionari in Italia” che ci aiutino a promuovere le attività della Fondazione.

Portaci un amico

A fronte di un calo di sostegni a distanza, abbiamo pensato ad una iniziativa che abbia come destinatari i nostri benefattori. Chi meglio di loro può testimoniare la nostra attività e promuoverla nel modo più corretto e sentito?
Chi meglio di loro può aiutarci a sensibilizzare all’interno della cerchia più intima, tra parenti ed amici, il nostro progetto e concretizzarlo?
Portaci un amico è un progetto che intende cercare, tra le persone che da più anni ci conoscono e ci sostengono, i “nuovi missionari”  che si occuperanno di aiutarci a trovare nuovi benefattori.
Forniremo loro dei documenti che permetteranno di formalizzare il sostegno a distanza e nello stesso tempo forniremo loro tutte le informazioni utili e necessarie.
Contattando proprio queste persone, ci sembra di riconoscergli, quasi di premiare, la costanza che hanno dimostrato avendo a cuore la nostra opera. Essendo i donatori che da più tempo ci seguono riteniamo siano infatti i più motivati.

Il nonno missionario

Abbiamo pensato, magari in futuro, di incaricare, sempre tra coloro che da più tempo ci sostengono, vere e proprie figure che potrebbero diventare un riferimento proprio all’interno delle loro stesse comunità.
Qualcuno naturalmente che abbia la possibilità di dedicarci il suo tempo, magari persone in pensione che spesso sono proprio in cerca di attività alle quali dedicarsi.
Chi volesse, proprio perché ben conosciuto, diventerebbe così un vero promotore laico all’interno di una parrocchia, di una scuola, di un oratorio, o anche proprio del vero e proprio luogo in cui risiedono. Specie nei paesi di provincia ci si conosce un po’ tutti.
Cominciando magari dal nostro territorio più vicino, il Piemonte, potremmo mettere a disposizione del “nonno missionario” notizie, materiale fotografico, e la modulistica necessaria per l’affido a distanza di uno scolaro, o scolara.
Siamo sicuri che questo tipo di incarico risuonerebbe tra le persone, sarebbe motivo di dialogo e di avvicinamento, e potrebbe fare molto bene, oltre a chi vive nelle missioni, anche a chi vive qui.