Dal cuore dell’Africa

Carissimi Amici e Benefattori della nostra missione in Repubblica Centrafricana, a Bossemptélé e Baoro,

 a tutti tanti saluti e un grazie senza fine.

 Sono in Italia, arrivata il 10 c.m. con Sr. Biagina della comunità di Baoro. Dopo aver pagando il nostro tributo alla pandemia con la quarantena obbligatoria ora siamo libere!

Anche la quarantena ha offerto qualche vantaggio, ad esempio, la possibilità di scrivere un po’ di noi e della missione. Eccoci all’opera….

La nostra missione ha affrontato l’inizio della pandemia con una grande chiaroveggenza. Quando le prime notizie hanno cominciato a circolare e nessuno aveva coscienza della gravità di ciò che ci aspettava, la nostra comunità è stata la prima entità che ha dato vita a diverse iniziative di informazione, educazione, sensibilizzazione. Nessuno ci forniva supporti visivi o materiale di informazione su questa nuova malattia che stava attaccando il mondo intero. Allora abbiamo usato i pochi mezzi a nostra disposizione per preparare un grande tabellone con immagini semplici ma chiare, e spiegare cosa si stava sviluppando nel mondo e quali erano i gesti semplici e efficaci per proteggersi da questo nuovo e subdolo pericolo. Dopo il primo tabellone, ne abbiamo realizzato un secondo. Con questi rudimentali strumenti, le Sorelle impegnate nell’educazione e nella pastorale hanno tenuto degli incontri di formazione per gli insegnanti e gli educatori, hanno parlato agli allievi e si sono anche recate nelle scuole e nelle cappelle di alcuni villaggi della savana. Gli insegnanti e gli animatori ci hanno in seguito aiutato perché l’insegnamento arrivasse a tutte le classi della materna, primaria e media. Il parroco ci ha chiesto di presentare il tabellone e di sensibilizzare anche in parrocchia, al termine della S. Messa domenicale e in tutte le occasioni possibili.

Lo stesso strumento è stato poi adottato anche all’ospedale S. Giovanni Paolo II di Bossemptélé, dove alcune di noi prestano assistenza ai malati e ai più poveri.

Nella seconda metà di Marzo, il governo centrafricano ha imposto la chiusura delle scuole e di tutti i luoghi di culto. Ha emanato ordinanze per chiedere il rispetto delle misure barriera a tutta la popolazione e ha parzialmente chiuso le frontiere con il Camerun, paese da cui arriva, via terra, quasi tutto ciò che serve al Centrafrica per vivere e lavorare. Tuttavia, le autorità non hanno imposto il confinamento, che sarebbe stato impossibile da sopportare, visto che la stragrande maggioranza della gente vive guadagnandosi il necessario giorno per giorno.

Anche noi abbiamo dovuto chiudere le scuole materna, primaria e media a Bossemptélé, la scuola elementare a Baoro. Fortunatamente avevamo già terminato il secondo trimestre e quasi completato il programma annuale. A Baoro è stata chiusa anche la scuola di formazione per catechisti e la Sorella che si occupa della formazione delle mogli dei catechisti ha interrotto, a malincuore, le sue lezioni lasciando queste famiglie ritornare ai loro villaggi, con l’incertezza di poter riprendere.

Anche tutte le attività parrocchiali si sono fermate. La missione è diventata molto silenziosa: niente bambini e giovani, né parrocchiani intorno a noi.

Solo l’ospedale ha continuato le sue attività aumentando l’allerta e la preparazione in caso di eventuali malati o casi sospetti da corona-virus. In questa atmosfera di staticità riguardo alle scuole e alla parrocchia, le Sorelle si sono date alle coltivazioni dei campi. Con grande solerzia si è seminato e piantato tutto quello che si poteva nel terreno vicino alla casa: arachidi, mais, manioca, zucche, patate dolci, legumi locali, piante di banane, di moringa e anche fiori, così tanti fiori che la missione è diventata un giardino fiorito. Questa attività è stata vissuta anche come un ottimo strumento di prevenzione della malattia, perché il caldo e l’esposizione solare non permettono al virus di vivere e svilupparsi.

Inoltre, abbiamo pregato più di sempre. Essendo le attività parrocchiali bloccate, abbiamo convertito il tempo dedicato ad esse in tempo dedicato alla preghiera: talvolta l’adorazione eucaristica in cappella, spesso il Rosario recitato all’aperto, e altri incontri di preghiera comunitari.

Non sappiamo come, ma la realtà è che la pandemia non ci ha colpito molto. Fino ad ora, all’ospedale nessun caso di Covid-19 è stato ancora registrato; nessuna persona di nostra conoscenza ne è stata colpita. Eppure le città di Baoro e di Bossemptélé sono all’incrocio di molte strade principali che uniscono il paese con il Camerun e il Ciad. In comunità ci piace ripetere spesso, e con grande convinzione, che ci affidiamo a Dio e al nostro cocente sole africano.

In Luglio abbiamo ricominciato un po’ l’attività scolastica per preparare gli allievi della sesta elementare (il ciclo della scuola primaria conta sei anni), agli esami che il ministero dell’educazione aveva fissato alla prima metà di settembre. I bambini sono stati ben edotti su come applicare le misure barriera e le lezioni si sono svolte all’aperto, in una grande veranda dove potevano essere distanziati. Abbiamo confezionato delle mascherine per noi, per loro e per gli insegnanti. Abbiamo constatato che portare le mascherine faceva bene anche alla disciplina: erano “costretti” ad essere meno chiacchieroni e dunque più tranquilli. Si sono preparati così per due mesi, e la riuscita agli esami è stata del cento per cento, con grande soddisfazione e gioia di tutti.

In questi giorni le porte della nostra scuola e, in generale, delle scuole condotte dai missionari, si stanno riaprendo poco per volta per dare a questi bimbi e ragazzi la possibilità di ricominciare, completando il programma che si era interrotto a marzo, ed accedere ad un nuovo ed effettivo anno scolastico. Per una popolazione così povera non c’è miglior cammino di sviluppo di quello che può offrire un sistema scolastico serio e ben organizzato. Purtroppo il governo ha deciso di riaprire le scuole statali in gennaio 2021. Un così grande ritardo è una grande perdita per questa generazione giovane il cui livello culturale è già troppo compromesso. E non si può addurre come motivazione il rischio di contaminazione da corona-virus; infatti i bambini e gli allievi sono meglio protetti nelle scuole, dove c’è molta più attenzione all’applicazione delle misure barriera che non altrove.

Le statistiche epidemiologiche che riguardano la Repubblica Centrafricana, e che sono state diffuse ieri, informano che il numero totale dei casi positivi al Covid-19 ammonta a 4.802, di questi non ci sono dati sicuri dei guariti, mentre i decessi registrati ufficialmente risultano essere 62.  In ogni caso, risulta molto difficile avere dati sicuri perché la popolazione che può sottoporsi ai controlli è solo quella che si trova a Bangui, la capitale, e in altre due o tre città del paese. Anche alla frontiera ufficiale con il Camerun (paese in cui i casi positivi ammontano a 20 598) le autorità sanitarie cercano di controllare i viaggiatori, ma la porosità delle frontiere è grande e l’organizzazione del sistema sanitario molto caotica e sprovvista di mezzi.

Anche se il mondo intero è davvero sotto pressione e le conseguenze di questa pandemia sono e saranno pesanti, noi cerchiamo di vivere e operare con grande speranza sapendo che la pazienza e la perseveranza portano sempre buoni frutti. Ringraziamo cordialmente il Signore di averci fin’ ora risparmiato dal contagio e ci impegniamo ancora di più a servire e amare tutti i piccoli e i poveri che ci attorniano. Ci sentiamo incoraggiate e sostenute da tutti voi che in tanti modi ci aiutate, con la vostra amicizia, la vostra preghiera e tanta generosità.

Sr M Biagina, Sr M Giuseppina e tutte Consorelle, missionarie in Repubblica Centrafricana.